lunedì, 18 dicembre 2006

Chi è dittatore?

La discussione generata dal mio precedente articolo "Alcuni principi di laicità" ha preso una piega che non mi aspettavo.
Mi vedo accusato di fomentare la dittatura, di promuovere idee che non rispettano il dialogo e il l'opinione altrui in base al fatto che ho puntato tutto il mio discorso sulla necessità, per la sinistra che verrà (e non mi riferisco al partito democratico), di nuove idee che dovranno essere necessariamente radicali .
Quel che inoltre mi ha stupito, è stata la provenienza delle "accuse": tutte da gente di sinistra.

Quella che segue in corsivo è l'accusa, formulata da Durden, di cui non voglio fare un "capro espiatorio"; semplicemente ho preso la sua risposta come punto di partenza per poter spiegare meglio la mia posizione. Spero dunque non si offenda.

Il commento di Durden:
Le idee redicali sono finite nel secolo scorso, e ne abbiamo pagato le care conseguenze. Il compromesso e la mediazione che a te disgustano sono invece a mio parere il sale della convivenza civile e democratica.. oltrechè della realtà, dei rapporti materiali concreti. Solo la dittatura è senza se e senza ma. A me non piace. Essere capaci di comprendere le ragioni dell'altro, riconoscere all'altro il diritto di esistere, senza condividerne idee, etica o azioni è la grande forza di un vero democratico. Non si può smettere di rispettare le regole democratiche solo pechè i nostri nemici non le rispettano. I odio quanto te i viscidi pretacci, l'istituzione attolica ed il clero in genere, ma, come accade da secoli, l'opposizione radicale non fa che il loro gioco. La sana, tollerante, aperta contrapposizione erode invece il soglio di pietro da sempre. Li uccideremo conuna risata, non con i codici. E' un po' machista e decisionista pensare in bianco in nero e sostenere che le sfumature siano da femminucce. Soprattutto rischia di far commettere gravi errori..come scordarsi di saper sbagliare.


Dire che le idee radicali siano finite nel secolo scorso è la tipica scusa di chi, in politica, non ha più la capacità di elaborare idee nuove, tesi, progetti politici dotati di una solida base teorica da cui far discendere la pratica; non solo, ma considerare la radicalità finita con il secolo scorso denota anche una certa miopia.
Il duemila è nato sotto i bombardamenti di un pensiero fortemente radicale: quello del tentativo di dominio sul mondo da parte degli Stati Uniti, in "risposta" (diciamo così) ad altri pensieri radicali, quelli provenienti dal Medio Oriente dei Talebani e di tutta quella popolazione che dell'Occidente subisce gli effetti più nefasti: sfruttamento dei propri territori, condizioni di vita indecenti, malattie, embarghi, corruzione, sfruttamento, negazione dei diritti, morte rigorosamente "made in West".
Tutto questo mentre, a est, altre idee radicali stanno portando all'ascesa di un mostro: la Cina.

Di idee radicali vive, attive, forti dunque il mondo è ancora pieno.
Idee che, partendo da motivazioni diversissime, hanno tutte un minimo comune denominatore: la sconfitta del nemico e il dominio sul resto del mondo.

La mia tesi è semplice: per combattere mentalità radicali è necessario elaborare idee altrettanto radicali. Questo non vuol dire che tali idee debbano prevedere gli stessi mezzi o gli stessi esiti pratici di quelle che noi vogliamo combattere. Anzi, vedremo in seguito che è tutto l'opposto.
Semplicemente, e questa è una questione di pura logica, è inconcepibile sperare di poter portare gli USA, la Cina, il Medio Oriente, Israele e Palestina a discutere sul piano a cui noi siamo abituati, ovvero sul piano del compromesso infinito, dell'eterna discussione senza sbocchi pratici.

La destra italiana questo lo sa bene: ed infatti è stata quella che ha immediatamente mandato l'esercito a sostegno degli Usa, è quella xenofoba e razzista che se potesse bombarderebbe con l'atomica il Medio Oriente e che con grande velleità ambisce a non avere alcun tipo di relazione economica con la Cina.

La sinistra italiana che fa?
Si barrica dietro il classico "ma".
Ovvero fa esattamente quel che fa la destra italiana, "ma" ogni volta adducendo motivazioni che teoricamente la assolverebbero e la distinguerebbero dalla destra.
E così D'Alema manda l'esercito in Kosovo, che è una guerra "ma a fin di bene" (stessa motivazione di Silvio per l'Iraq); e così il governo Prodi, di centrosinistra, non ha il coraggio -o forse davvero non la pensa così- di dire "Israele deve andarsene subito e per sempre dai territori occupati e lasciare libera la Palestina", o non ha il coraggio di spazzar via subito alla prima seduta in Parlamento tutte le leggi razziste volute dal governo Berlusconi sugli immigrati e tutte le limitazioni alla libertà personale che colpiscono gli e le omosessuali d'Italia, con grande gioia della Chiesa.

La caratteristica della sinistra, ciò che dovrebbe differenziarla dalla destra, è il voler modificare la realtà per migliorarla; come? Con idee, tesi, progetti.
La destra invece è per la conservazione della realtà e dei privilegi e diritti e lussi di cui già si gode (chi li gode, ovviamente) e rafforzarli, blindarli, proteggerli da tutto ciò che è esterno, con la benedizione di Dio.

Ora, nel contesto che ho descritto fin dalla prima riga della mia risposta, si può dire che la sinistra italiana stia, parafrasando Moretti, "facendo qualcosa di sinistra"?
Dove sono le idee?
Dove sono i progetti?
Dove sono le proposte precise, non confondibili da nessuno, dirette e mirate a risolvere i problemi macro e micro politici che il duemila ci sta ponendo?

Non esiste nulla di tutto ciò.

La sinistra italiana si sta limitando alla pura amministrazione, la sinistra italiana è una sarta che, dovendo occuparsi di pantaloni laceri e bucati, invece di buttarli e fabbricarne di nuovi, continua a mettere toppe su toppe che, come sempre, cederanno, finchè non resterà nulla se non brandelli di tessuti.

Ma credete davvero che la soluzione della crisi in Medio Oriente
o dell'imminente guerra totale per le risorse energetiche e tutto il resto saranno risolte dal Partito Democratico?
Mi sovviene un dubbio: noi vogliamo risolverla, vero, la crisi in Medio Oriente? O forse dentro di noi pensiamo che non ci sia soluzione? Chi la pensa così corra ad iscriversi aa Forza Italia senza passare dal via.

Quali idee rivoluzionarie potrà mai partorire il Partito Democratico, dato che sarà formato da partiti già spaccati al loro interno e assolutamente slegati da qualsiasi minimo comun denominatore politico, senza contare l'allontanamento costante della base elettorale?

Ecco dunque che ritorno sul tema della radicalità.
La radicalità di cui parlo è una nuova radicalità di pensiero che spazzi via tutto quel che riguarda l'attuale modo di fare politica a sinistra, che si liberi di una generazione di politici senza idee e senza progetti.
Vi rendete conto che in un contesto di sovrasfruttamento delle risorse globali, Prodi parla ancora di "sviluppo industriale"? Siamo alla follia più totale, quell'uomo ormai è perso, andato, il suo contributo alla realtà non può che fare danni o, nella migliore delle ipotesi, mantenere la situazione così com'è.

Radicalità vuol dire inventare parole nuove da contrapporre in modo diretto, senza repliche, ai concetti di guerra, di sfruttamento, di terrorismo e di tutte quelle categorie che oggi la fanno da padrone perchè non hanno avversari prima di tutto teorici, concettuali.

Siamo nel duemilasette e ancora dobbiamo perdere tempo a discutere, a sinistra, con la Chiesa, sul fatto che sia giusto o meno per una coppia di gay avere gli stessi diritti di una coppia non gay! Vi rendete conto della follia assoluta di quel che accade?

Ecco quindi che la radicalità deve intervenire in modo netto su questi temi, cessare ogni discussione con chi di fatto non ha alcuna intenzione di discutere.

Questa è la radicalità a cui mi riferivo, di cui c'è assoluto bisogno, e di cui sempre più gente per fortuna si sta accorgendo; perchè nonostante D'Alema e soci, che si credono i più fini pensatori e politici d'Italia nonchè i soli depositari della "scienza" politica, ci sono sempre maggiori realtà di pensiero che discutono, che elaborano, e che lentamente emergono da quelle realtà che i politici di sinistra di oggi si ostinano a non voler guardare, perchè in fondo timorosi, anche loro, di rischiare di perdere la loro poltroncina.

Chi è dunque dittatore?

Alla fine del settecento, in un contesto sociale e politico dove il concetto di uguaglianza era, per chi teneva le leve del potere, per i benestanti e il clero, un'idea inconcepibile e pericolosa, ci sono state persone che hanno elaborato questa idea in modo così radicale da afferrare forconi e bastoni.
Ed è nata la Rivoluzione Francese.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, in un contesto di dominio ideologico e militare assoluto del nazismo e del fascismo, centinaia di uomini e donne, ragazzi e ragazze hanno dato la vita, formando quel grandioso momento storico per il nostro paese che è stato la Resistenza, per mantenere vivi quegli ideali di libertà che erano stati loro tolti da Hitler e Mussolini.

Ecco dunque che le dittature temono il pensiero radicale, perchè sanno che non possono attaccarlo, che non ha alcun terreno comune, che è "altro", che non ragiona con gli stessi argomenti, con le stesse parole.

Attenzione dunque ad aver paura delle idee: di solito sono proprio le dittature ad averne paura.

Certamente oggi, è cosa arcinota, non si ragiona più a livello nazionale, come poteva essere per la Francia di fine settecento, oppure a livello prevalentemente europeo come per la Seconda Guerra Mondiale: oggi si ragiona a livello mondiale.
E in un contesto mondiale, oggi, chi riveste il ruolo di dittatore?

Mi sembra proprio che l'Occidente abbia molta paura delle idee nuove che possono andare a turbare la sua ricca, grassa, realtà.

postato da: DarioServenti alle ore 12:34 | link | commenti (5) | commenti (5)
categorie: etica, politica

Commenti
#1    19 Dicembre 2006 - 11:05
 
Mi rendo conto che sensazionalismo e vittimismo possano essere funzionali al conseguimento di un maggior impatto emotivo della finzione letterale, ma in questo caso mi sembrano, se non fuori luogo, quantomeno eccessivi. Nessuno ha accusato nessuno, e tanto meno io ti ho accusato (ne ho immaginato di farlo, basta leggere il mio commento) di fomentare la dittatura e l’assassinio del libero pensiero! Cerchiamo di fare rapidamente chiarezza: nel precedente articolo venivano formalizzati alcuni principi ri-organizzativi, palingenetici quasi, del sistema istituzionale italiano. Fantapolitica, siamo d’accordo, ma comunque finalizzata ad un impiego concreto. Pertanto tale concretezza si presuppone che si manifesti sotto forma e sostanza giuridiche: leggi, regolamenti, statuti. Mi sono limitato a notare la scorrettezza tecnica, giuridicamente lampante, di quei pochissimi punti (tre mi sembra) con cui ero in disaccordo. Come già nella mia scorsa premessa, sottolineavo senza alcuna retorica il mio accordo di fondo, radicale se ti fa piacere, con il tuo pensiero.
Conclusa questa precisazione credo che un dibattito su vita o morte del radicalismo sia già sostanzialmente destinato all’infruttuosità completa. Nonostante questo però, come vedi, il dialogo è possibile anche fra parti contrapposte, nessuno propone di interdirti dai pubblici blog. La semplice negazione degli avversari come espletamento anche parziale dell’azione politica è preludio e strumento dittatoriale. Questa, ripeto, è la differenza fra democrazia e dittatura. La contrapposizione tra giusnaturalisti e storicisti si trascina da Machiavelli ai giorni nostri, quindi non credo che in questo contesto si potrebbero apportare elementi nuovi alla questione.
MI permetto però di correggere alcune imprecisioni: realismo è diverso da radicalismo, dottrinariamente, storicamente e scientificamente. Guardare alla realtà concreta, alla vere dinamiche politiche ed economiche, studiare i veri e non sofisticati meccanismi del potere e delle sua perpetuazione, superando l’ipocrita patina di “educazione” della democrazia occidentale significa essere realisti, non radicali. Vedere l’orrore, non distogliere da esso lo sguardo ma anzi sviscerarlo per capirlo e svelarlo non richiede radicalità, ma fredda attenzione. Quelli che mostrano i meccanismi esclusivi della classe dirigente e così cercando di renderli più esclusivi sono gli avversari della classe dirigente. I realisti, non necessariamente radicali. Ci sarà sempre una classe dirigente, cambierà e cambia solo il modo di selezionarla, che non è affatto poco.
Il capitolo “resistenza” da precisare sarebbe troppo lungo.
Nel caso della Rivoluzione francese essa fu tutta borghese, classe economica emersa e dirigente, che nulla aveva a che vedere con il fantomatico “popolo”. Inoltre il radicalismo portò al Terrore di Robespierre, radicale per eccellenza, periodo che i detrattori clerico-fascisti della Rivoluzione ancora oggi usano per screditarla. Molti dei padri autentici della dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino sono finiti sotto la ghigliottina, mandati a morte dal radicalismo. Il muro contro muro non evolve mai, è stasi.

Concludo con il partito democratico. A parte il fatto che mi sembra tu faccia un po’ di confusione fra dinamiche interne ed internazionali, comunque: l’idea del partito democratico nasce per risolvere, semplificare, la questione del pletorico sistema partitico italiano, cercando di portare la governabilità e l’efficacia dell’esecutivo a livelli accettabili, di certo non nasce per risolvere questioni di politica estera.
Premesso questo a mi parere nasce morto, senza alcuna vitalità o potenziale di vittoria, già diviso e in questo caso sì sottoposto e futili “se” e “ma”. Non c’è nulla di quella che fu la vincente e giovane idea riorganizzatrice del grande Mitterand.
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#2    19 Dicembre 2006 - 11:23
 
CORREZIONE alla undicesima riga dal fondo: "...e così cercando di renderli più INCLUSIVI.."
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#3    19 Dicembre 2006 - 11:53
 
Rispondo per punti:

1) la Storia va vista ogni tanto ANCHE con gli occhi di chi l'ha fatta, e non solo con quelli di chi la giudica decenni o secoli dopo.
La tua affermazione sulla rivoluzione francese che "nasce tutta borghese" è un po' categorica.
E non mi interessa, in realtà: il mio esempio era volto a far capire come un "potere" autoritario possa essere demolito da una presa di coscienza generale e radicale.

2) sul discorso del pensiero radicale e la sua infruttuosità, fidati: TI SBAGLI DI GROSSO. Esiste, tutt'ora, e attira gente. Non terroristi, ma studenti, persone comuni, donne uomini che semplicemente, come me, sono arrivati ad un punto di non sopportazione della realtà che si fatica a tollerare.

3) Non parlo affatto di NEGAZIONE degli avversari. Parlo di NEGAZIONE dei loro MODI di concepire la realtà, di rapportarsi con essa, di concepirla e di modificarla.
Non si può pensare di battere Berlusconi (e ciò che rappresenta) creando slogan più efficaci, o puntando sull'immagine, o puntando sui media.
Bisogna puntare su parole nuove, su concetti nuovi, o riformulare quelli vecchi.
E' dittatura, questa?
E' muro contro muro?

4) C'è sempre minor differenza tra realisti e cinici, e tra cinici e qualunquisti. Ci sono qualunquisti molto colti che si nascondono dietro discorsi lunghi e articolati e alla fine non dicono NIENTE, o peggio, dicono "tanto non c'è nulla da fare".
Attenzione, dunque.

5) Non faccio affatto confusione tra dinamiche nazionali e internazionali.
Non la faccio perchè non è possibile farla, dato che teoricamente sono la stessa cosa, o meglio (per evitare fraintendimenti) una coalizione non può occuparsi di quei settori in modo antitetico. La linea politica dev'essere unica.
E proprio come dici tu, il Partito Democratico nasce morto.
Anzi no: nasce democristiano.

Ultima cosa: so bene la differenza tra realismo e radicalismo.
Talmente bene che non mi limito affatto alla pura osservazione della realtà, per quanto disgustosa.
I realisti si fermano al "dobbiamo garantire la democrazia".
Io dico che ormai dobbiamo mettere in discussione la democrazia, poichè essa è una parola vuota che non ha alcun significato nè per noi nè per il resto del mondo non-democratico che con noi si relaziona.

E' un piacere discutere con te.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente DarioServenti

#4    20 Dicembre 2006 - 15:01
 
condivido in pieno il pensiero di Durden,o almeno limitatamente a tutto cio` che ha scritto nei commenti degli ultimi due post, per cui non v`e` bisogno che scenda nei dettagli della discussione.. mi limito a due piccole annotazioni.

1) mi stupisco, Dario, che tu abbia scritto che le critiche al precedente post ti siano arrivate solo da "gente di sinistra". ma come? ed io? fino a ieri, leggendo i tuoi interventi, non ero di destra?
nota: il relativismo che tanto contesti si applica anche qua. io sono di destra rispetto a te (qualunque cosa cio` significhi) su molte cose, ma non lo sono in termini assoluti, come non sono neppure di sx in termini assoluti.
e questo perche` poco me ne frega se una idea e` di sx di dx o e` d`avanti - a differenza di chi come Moretti e te sostiene posizioni purche` traggano origine da una certa mentalita` ideologizzata.
il collocamento politico deve essere conseguenza, non causa delle proprie adesioni e convinzioni politiche, cosi` come non puo` essere ostacolo ad un sereno riconoscimento del torto (in questo blog leggo spesso che in nome di un torto si debbano perpretrare altri torti, vedi post precedente)

2) dedico a tutti (ed al rivoluzionario proprietario del blog in particolare) la canzone Sogno Numero Due di Fabrizio de André

--------------

Imputato ascolta,
noi ti abbiamo ascoltato.

Tu non sapevi di avere una coscienza al fosforo
piantata tra l'aorta e l'intenzione,

noi ti abbiamo osservato
dal primo battere del cuore
fino ai ritmi più brevi
dell'ultima emozione
quando uccidevi,
favorendo il potere
i soci vitalizi del potere
ammucchiati in discesa
a difesa

della loro celebrazione.

E se tu la credevi vendetta
il fosforo di guardia
segnalava la tua urgenza di potere
mentre ti emozionavi nel ruolo più eccitante della legge
quello che non protegge
la parte del boia.

Imputato,

il dito più lungo della tua mano
è il medio
quello della mia
è l'indice,
eppure anche tu hai giudicato.

Hai assolto e hai condannato
al di sopra di me,
ma al di sopra di me,

per quello che hai fatto,
per come lo hai rinnovato
il potere ti è grato.

Ascolta
una volta un giudice come me
giudicò chi gli aveva dettato la legge:
prima cambiarono il giudice
e subito dopo

la legge.

Oggi, un giudice come me,
lo chiede al potere se può giudicare.
Tu sei il potere.
Vuoi essere giudicato?
Vuoi essere assolto o condannato?
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#5    20 Dicembre 2006 - 16:44
 
1) Hai ragione, me ne sono accorto tardi e l'editor per i commenti non esiste!!!

2) il relativismo di cui parli è puro qualunquismo, perchè con la logica (con la pura sofistica) si può dire tutto e il contrario di tutto. Il che equivale a dire NIENTE.

3) hai scritto: "in questo blog leggo spesso che in nome di un torto si debbano perpretrare altri torti, vedi post precedente "

Certo, sono un dittatore.
Bu!!!

Infine, la canzone di De Andrè la apprezzo molto per il contesto del concept in cui è inserita.
MA non condivido il suo pensiero politico.
Affatto.
Nonostante Dè Andrè sia PIU' di un mito per me.
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