mercoledì, 14 febbraio 2007

I Dreamers di oggi

Premessa: quella che segue è una pura e semplice analisi generale di un fenomeno che mi pare tanto innegabile quanto, purtroppo, inesorabile visti i tempi.
Per di più, stendendo questo testo mi sono reso conto di aver fatto parte, e per certi versi di farne ancora parte, di quella "mentalità" che vado a criticare.
Spero che nessuno, leggendo e magari sentendosi "chiamato in causa", si offenda.
Spero anche che molti, leggendo, e magari sentendosi "chiamati in causa", si pongano qualche domanda in più
.


Ho visto il film di Bertolucci, The Dreamers.
Lo considero un film assolutamente realistico, ben realizzato e recitato, che però ha un difetto di base: racconta con toni eccessivamente morboso la generazione sbagliata.
I protagonisti sono tre studenti universitari protagonisti, caratterizzati in una squilibrata esibizionista, un para-intellettuale frustrato con velleità artistico-cinematografiche che si limitano a commenti appassionati ed onanistici sui blockbusters dell'epoca e un giovane americano che sembra giunto dal giardino dell'Eden.
La trama: per tutto il film i tre ragazzi non fanno altro che fare sesso chiusi in casa, mentre per le strade di Parigi scoppia la rivolta.

Prima di proseguire devo per forza togliermi un dente: le scene di sesso crudo, "disincantato", come quella in cui l'americano e la sociopatica scopano per terra mentre l'altro cucina delle uova e la successiva "scandalosa" scena in cui l'americano, accortosi di aver sverginato la ragazza, decide di intingere la mano nel di lei sangue e baciare ed insieme accarezzare la ragazza sporcando i loro volti di sangue, dicevo, tali scene sono totalmente inutili sotto ogni punto di vista: l'unica cosa che emerge è il bisogno di Viagra del regista.
Consiglio a Bertolucci la visione di qualche film del suo collega regista Rocco Siffredi e una buona scorta di kleenex, in modo che in futuro ci risparmi le sue visioni erotiche a cui credo pochi al mondo siano interessati.

Torno dunque alla mia premessa: il film, ambientato nel 1968 a Parigi, racconta la generazione sbagliata.
Racconta infatti non la generazione che ha fatto il '68 (altra stoffa, altro impegno, altra cultura), bensì la mia generazione, di cui quei tre personaggi ne sono degni rappresentanti, in special modo di quella minoranza para-intellettuale che, esattamente come i tre Dreamers protagonisti, si nutrono in quantità industriale (parola non scelta a caso) di blockbuster e cultura di vario genere in modo totalmente bulimico e disperato, da cui ricavare ponderate e profonde analisi artistiche, filosofiche e intellettuali sicuramente perfette dal punto di vista retorico e stilistico, ma vuote, tremendamente vuote a livello di contenuti ed elaborazione, poichè vuote, anzi svuotate di qualsiasi contenuto sono le fonti a causa del modo in cui ne fanno uso, ma tanto basta per soddisfare il loro ridicolo desiderio di sentirsi, per un momento, culturalmente superiori alla massa.
I tre "Dreamers" del film passano il tempo a scopare e a parlar di cinema mentre fuori la gente tenta davvero di cambiare il mondo, e lo fa studiando, lo fa elaborando idee nuove, lo fa rischiando la propria pelle e a volte lasciandocela, la propria pelle.
I tre "Dreamers", figli della buona e ricca borghesia occidentale, scopano e parlano di cinema (e di musica, e di guerra, e di tutto) perchè non sanno fare altro, e perchè fondamentalmente non interessa loro altro che il cinema e il sesso, inteso non come attività erotica, o come pura lussuria, ma come unica attività pratica che sono in grado di padroneggiare (come qualsiasi animale), così da contrapporlo alle loro paranoie mentali, teoriche, astratte, vuote.
E se il giovane americano è caratterialmente ed eticamente una nullità (tanto che alla fine del film sarà l'unico a voltar le spalle alla rivolta), tanto da risultare quasi solo un espediente del regista per raccontare gli altri due personaggi, questi ultimi rappresentano il totale vuoto mentale, la più completa velleità culturale utilizzata come maschera, come giustificazione per la loro incapacità e non volontà di pensare il mondo con mezzi propri, e non con i mezzi forniti di volta in volta da Hollywood, o dalla Sony o dalla Marvel.

Il giovane americano accusa gli altri due di non saper "crescre", peggio, di non "voler" crescere.
Ma cosa vuol dire crescere, non anagraficamente, ma intellettualmente?
Vuol forse dire fare quel passo in più, superare quella soglia di non-sopportazione che ti permette di riuscire finalmente a definire con una sola parola (e per inciso, quella parola è "merda") e liberarti di quell'intero universo di non-cultura di cui siamo nutriti per via endovenosa e con accanimento fin dalla nascita ?
No, per quel ragazzo americano e per tutti i "dreamers" di oggi, crescere, nella migliore delle ipotesi, è trovare posto nell'ingranaggio, nel grande meccanismo, nel sistema che fino ai 23 anni di volta in volta ti dice quando difendere il sistema stesso, quando contestarlo e quando finalmente accomodarsi tra i due estremi, nel centro, luogo (anche politico, di questi tempi) sicuro per eccellenza da ogni minaccia esterna, mai condannabile, lontano dagli estremismi e distante anni luce da quell' "altro" pensiero che è alla base di un qualsiasi pensiero innovativo.
Crescere oggi vuol dire "sistemarsi": è ciò che ogni genitore sogna per il proprio figlio, è ciò che la società chiede ai giovani. Sistemarsi, possibilmente in silenzio. E se non ci si riesce, sparire, sempre in silenzio.
"Dissenso" è una parola oggi proibita, finita nel tritacarne del qualunquismo dove ogni dissenso viene immediatamente bollato come atteggiamento di volta in volta "radicale", "violento", "estremista" ed altro ancora.
Il regista alla fine del film sembra voler "salvare" i due Dreamers facendoli prendere parte alla rivolta, armandoli di molotov e lanciandoli, loro e le molotov, nel caos e nella violenza delle cariche della polizia.
Ma la molotov lanciata dal Dreamer, cioè da quella persona che fino ad un minuto prima di scendere in strada ha vissuto nel modo che ho descritto, che si è sempre e solo cibato di quella non-cultura (evitando accuratamente di porsi qualsiasi domanda o di praticare un po' di sana autoanalisi, o peggio autocritica), che è mossa da quella non autentica esigenza di cambiare le cose, non è altro che un puro gesto di teppismo, inutile per qualsiasi causa.
E' il grande sogno di molti dei miei coetanei, e lo dico con certezza perchè è stato anche il mio grande sogno fino a qualche tempo fa: parlo del "tutto e subito".
Parlo del desiderio che giunga quell'ispirazione che ti coglie all'improvviso e che ti fa comporre il capolavoro, ti fa dipingere l'opera d'arte definitiva, ti fa scrivere la poesia più bella di sempre.
No, non funziona così: ci vuole un gran lavoro dietro, studio, fatica, ricerca e autoanalisi per diventare un grande compositore, o un grande pittore, o un grande poeta.
Ecco: lo stesso discorso vale anche per la rivoluzione: non si diventa rivoluzionario in cinque minuti, come magicamente è diventato quel "dreamer" lanciando quella molotov.
Quei Dreamers di Bertolucci parlano di cinema e scopano perchè nel 68 non avevano la playstation con cui giocare, non c'era il Grande Fratello con cui incazzarsi e non c'era Beppe Grillo da applaudire per due ore, per poi tornare, appunto, alla playstation, soddisfatti per aver assistito al suo spettacolo, come se essere spettatori bastasse per cambiare il mondo.
I Dreamers di oggi sono spettatori paganti sia del "cinema" (termine che ormai abbraccia più concetti, spero lo abbiate capito) di cui sono devoti fedeli, sia della Vita, ovvero di tutto ciò che accade intorno a loro.
La rivolta parigina la vedono per la prima volta dagli schermi della televisione, e per un istante ne restano rapiti, per poi subito "riprendersi" e schifarsi della televisione, e definirsi "puri e duri" del cinema.
Ecco il massimo della presa di posizione per i Dreamers di oggi: tv o cinema?
Ma ovviamente cinema, perchè la televisione trasmette programmi da bifolchi.
Eccolo qui, il campo di battaglia dei "Dreamers" di oggi, eccolo qui in tutta la sua miseria: prender posizione, discutere, incazzarsi, persino litigare su cosa? Cinema, musica, fumetti, tutto di produzione rigorosamente industriale, ovvero, di massa.
Paradossale, a pensarci: questa minoranza di giovani non-pensatori che per distinguersi dalla massa si surriscaldano il cervello utilizzando ciò che più di massa non c'è, ovvero la produzione mediatica.
Quante volte sentiamo dire dai ventenni di oggi "io non guardo la televisione, fa schifo" e poi li vediamo fiondarsi in tutti i cinema della città passando senza batter ciglio dall'ultimo film dei Vanzina all'ultimo di Kubrick, i cui "prodotti" -ripeto, prodotti- sono senz'altro "diversi" ma solo fino all'istante prima che escano dalla testa dei due registi, perchè dall'istante successivo i due film diventano immeditamente uguali, essendo prodotti dallo stesso produttore, proiettati negli stessi multisala e accompagnati dal rumore degli stessi pop-corn.
"La rivoluzione è un atto di violenza con cui una classe sociale rovescia un'altra classe sociale", questa è la frase (malamente citata da me a memoria) pronunciata a voce alta, e con molta convinzione e partecipazione emotiva, da uno dei due Dreamers.
Diciamolo chiaramente: l'unica cosa che i Dreamers di oggi saprebbero rovesciare è la Coca Cola, chiusi in un cinema, mentre fuori il mondo cambia.
Cambia in modo violento, in modo inevitabile.
E cambia senza chiederci il permesso: d'altronde, a noi Dreamers di oggi non interessa affatto.

postato da: DarioServenti alle ore 22:17 | link | commenti (5) | commenti (5)
categorie: etica, societa

Commenti
#1    17 Febbraio 2007 - 22:20
 
Bentornato....
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Uyulala

#2    20 Febbraio 2007 - 13:22
 
è l'acqua e il mulino, ogni giorno ogni parola ogni nostro comportamento ogni nostro lasciamo perdere ma nel mondo reale non nelle scaramucce da blog o da mondi virtuali, lì si gioca la battaglia dal sorpasso impedito alla collega interinale difesa è quello il momento della verità...verità tutto si sta portando e traslando verso una dimensione virtuale, per confondere per immergere le persone in quella sensazione da tossicodipendente dove diventa difficile riconoscere il delirio dal reale mentre chi guida le danze il vero regista convoglia queste energie perse per far muovere gli ingranaggi del suo progetto...quando si organizzano gli scioperi le manifestazioni la protesta quando si scrive per far muovere altri ingranaggi arrugginiti da almeno trent'anni...questi nascondigli sono sempre in agguato, essere consapevole del lato fetente sempre in agguato è un primo passo per riuscire ad affrontare tutto con spirito realistico...anche questa droga mediatica ci viene somministrata per allontanarci dai problemi veri oliviero toscani ha detto una cosina interessante tutto è un reality parlando di violenza riferito alle mise e al fighettismo imperante in televisione...a me piace tanto toscani da sempre...l'ho scritto in un post passato...da sempre quello che ho temuto era il contrastare il nulla portando come argomentazioni il nulla...è l'humus per far nascere qualsiasi dittatura...qualsiasi
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#3    21 Febbraio 2007 - 20:27
 
ma perché a volte posso commentare ed altre volte no?
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Tisbe

#4    21 Febbraio 2007 - 22:07
 
Vorrei commentare il post, perchè ho visto il film, ma vado palesemente OT su quanto successo oggi al nostro amico Mortazza..attendo un tuo post a riguardo..ma quando te la montano sta adsl?!?!?
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#5    26 Febbraio 2007 - 13:11
 
L'ADIESSELLE non me la attaccheranno mai... temo... e allora sarà fuoco e fiamme.

Riguardo al mortazza, ci lavoro su.

Riguardo i problemi ai commenti, prendetevela con:
1) il signor Splinder
2) il signor Gates
3) Pietro
4) Prodi
5) i due senatori comunisti

Il fatto è che ormai QUESTA politica soprattutto di CENTROsinistra la sento talmente lontana da me che non mi interessa più.
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