Delirio di un inferno
Stasera ho vissuto una esperienza veramente molto forte.
Sono andato a trovare un amico che sta svolgendo una sorta di stage per il comune: tutte le sere è "costretto" a stare in Piazzale a svolgere alcuni lavori.
Questa sera il suo lavoro consisteva nel controllare una mini-mostra di quadri all'aperto.
Dopo poco tempo e poche chiacchiere consumate in compagnia di quadri e pittori, abbiamo visto arrivare nella nostra direzione una donna, africana, che camminava in modo molto incerto. La donna era ben vestita, elegante direi se non avesse avuto quella camminata strana.
Era completamente ubriaca.
Non siamo ancora riusciti a capire di cosa: il fiato non le puzzava, ma lo stato confusionale era tipico della persona ubriaca.
Questa donna, che a noi appariva una ragazza ma che in realtà aveva 44 anni, era in preda al delirio.
Queste più o meno le parole, le frasi sconnesse che mi sono rimaste impresse, pronunciate da quella donna in una sorta di squallida danza sgraziata, tra uno sputo per terra e un momento di lucida follia:
"dov'è l'Africa? dov'è l'Africa?"
"questo non è il mio paese! Dov'è la Somalia?
"il corpo.. l'acqua.. galleggiava... il corpo nell'acqua"
"dov'è lei? Dove sono io? Dov'è lei? Dove sono io? Dov'è lei? Dove sono io?"
"L'aereo... le bombe... quello è l'aereo" (un quadro raffigurava un aereo -non da guerra)
"Sei un bastardo" "Sei una bastarda" (a seconda dell'interlocutore)
"Sono un medico, sono un medio, sono un medico"
"L'Italia.. voi fate molto male al mondo"
"Berlusconi... Bertinotti... è un deficiente"
Tutte queste e molte altre frasi uscivano dalla sua bocca senza alcun tipo di pensiero, di filtro, di ragionamento.
Le ripeteva, in continuazione, tra uno sputo per terra e una quasi caduta, ondeggiando per tutta la piazzetta dove si tiene il mercato.
Riflettendoci un po' su io e gli altri presenti abbiamo ipotizzato che questa donna, evidentemente disturbata, esprimeva in realtà pensieri assolutamente logici, e li esprimeva per immagini.
Questa donna deve aver visto la guerra. Deve averla sentita, vissuta, e deve aver visto immagini che l'hanno per sempre segnata.
La guerra, le bombe che cadono, il cadavere nell'acqua.. e poi "dov'è lei?" e ancora "dove sono io?" "dov'è l'Africa?" "questo non è il mio paese" ed infine gli insulti a noi presenti, all'Italia, ai nostri politici.
Un incubo, una scena che mai dimenticherò.
Per la prima volta ho PERCEPITO cosa significa la disperazione e la follia che la guerra può portare nelle persone: questa donna, questa signora quarantaquattrenne che ha un figlio "della tua età" (ha? aveva?) persa nel deliro nella centralissima Piazza della Pace di Parma, luogo di ritrovo dei giovani e luogo di passaggio della Parma-bene che vuol concedersi due minuti di verde dopo uno shopping sfrenato o dopo ore di lavoro e di fatturato, questa donna mi ha fatto riflettere su una questione che vorrei sottoporvi:
noi, intesi come noi cittadini benestanti occidentali bianchi cristiani e italiani viviamo nel nostro mondo.
E' un fatto: abbiamo le nostre abitudini, la nostra routine, i nostri punti di riferimento incrollabili, i nostri modelli che di volta in volta seguiamo o decidiamo di combattere ma che comunque ci consentono di mantenere una sorta di equilibrio mentale che ci fa dire "è tutto sotto controllo".
Per noi è inconcepibile un'altra vita perchè non la vediamo.
Quando passiamo in macchina per il centro vediamo i "fighetti" e li consideriamo "altri": consideriamo "altre persone" soggetti che in realtà differiscono da noi solo perchè hanno accettato di sottostare al quotidiano, al comodo, al consumo, al libero mercato che li rende (che CI rende) schiavi.
Tutti quanti.
Siamo abituati a inventarci nemici perchè nemici in realtà non ne abbiamo: e non abbiamo nemici perchè bene o male stiamo tutti bene.
Questo, siamo abituati a pensare.
Poi ci sono "loro", gli "altri" davvero, persone che nemmeno vediamo quando passiamo in centro in macchina: fantasmi, realtà parallele, dimensioni sconosciute che vivono all'interno del nostro mondo.
Noi viviamo nel nostro mondo, loro vivono contemporaneamente nel nostro e nel loro.
Vivono nel nostro perchè è la realtà in cui devono sopravvivere, la giungla quotidiana, l'obbiettivo che (probabilmente) mai raggiungeranno; e poi vivono nel loro mondo, nel mondo che noi vediamo attraverso gli schermi della televisione grazie al cameramen inviato in africa o in medio oriente, solo che in realtà siamo qui, a Parma, nella ricca e opulenta e puttana Parma.
Quella donna mi ha fatto capire che NOI (tutti: intellettuali, di destra, di sinistra, fighetti, atei, cattolici, gay) siamo il nemico, siamo per loro la FONTE del dolore o per lo meno la NON-cura, il NON-aiuto.
Quella donna, il suo delirio, ora mi appare completamente lucida e fa sentire me in una sorta di torpore, come il momento del risveglio dopo un sogno intenso di quelli che ti fanno dubitare se fosse realtà o immaginazione.
Credo che sarà questo il grande scontro del futuro: i due mondi.
Non Occidente contro Oriente, non Cina contro America, non bianchi contro neri o ebrei contro palestinesi, ma "loro" contro "noi".
E "loro" saranno molto determinati.
E io ora mi sento esattamente come questa sera di fronte a quella donna: completamente inerme ed impotente.
