La dignità dei giovani
Siamo un paese allo sbando che ormai è ridotto a sperare nei giovani perchè "gli adulti" non hanno la voglia nè la capacità nè i mezzi per poter migliorare la realtà.
Oggi si sono verificati due fatti di cronaca per me molto significativi:
il primo è la imponente manifestazione che ragazzi di tutto il meridione hanno svolto a Locri contro tutte le mafie che infestano il sud italia.

Immagini come queste, scritte e striscioni come questi sono sì direttamente rivolti ai mafiosi, al crimine, comunicando loro che ormai la misura è colma, che le nuove generazioni sono unite, compatte e non vogliono avere nulla a che fare con le mafie; indirettamente però tali striscioni vanno a colpire chi oggi copre, protegge per omertà o per interesse le mafie, denunciando insieme il loro comportamento e la loro colpevolezza sia in qualche modo di favorire la mafia, sia di aver consegnato ai loro figli una società in mano alle cosche criminali; gli slogan di questi ragazzi sono fucilate contro lo Stato che dovrebbe proteggerli e che invece non fa nulla per contrastare la mafia: è risaputo che per stanare mafiosi occorre agire in profondità, occorre grandissimo sforzo e soprattutto determinazione ferrea: con il governo Berlusconi non si è mai parlato di mafia, tanto che essa è tornata a colpire guardacaso proprio ora dopo lunghi anni di inattività (dal punto di vista degli omicidi eccellenti: in realtà la mafia è sempre operativa e sempre presente su ogni settore della vita di tutti i giorni).
Questi ragazzi hanno dimostrato un coraggio incredibile, un coraggio che i loro genitori e i loro rappresentanti al potere non hanno mai nemmeno lontanamente fatto intravedere: ecco quindi che la manifestazione non è contro "la mafia" come se essa fosse un nemico ben preciso, definito, circoscritto; la manifestazione è contro la società intera, che ha sempre permesso alla mafia di vivere e prosperare.
Nel programma di Lucarelli, dedicato alla mafia, si sente un mafioso parlare durante una intercettazione: egli dice "se la gente si ribella, per noi è finita".
Ebbene, ora come ora si stanno ribellando i figli della gente, ragazzi esasperati che amano la loro terra e vogliono ripulirla, giovani che manifestano contro una realtà che uccide, che spaccia, che ricatta, che intimida, che fa paura.
Questi ragazzi hanno già vinto la prima battaglia: si sono e si stanno ribellando. Speriamo solo che debbano combattere "solo" contro la mafia e non anche contro le loro famiglie e lo stato che sicuramente non hanno fatto molto per combattere la mafia.
Il secondo fatto di cronaca è accaduto a Trapani e riguarda quella bambina di undici anni che, durante un incontro nella sua scuola tenuto dalla polizia e volto a sensibilizzare i giovani alla legalità, armata di un foglietto una penna e molto coraggio ha lasciato un bigliettino d'aiuto ai poliziotti in cui, rivolgendosi al commissario di polizia, implorava che facessero qualcosa per la sua amichetta il cui padre era tossicodipendente, fornendo addirittura il nome dello spacciatore da cui il padre dell'amica si riforniva.
La polizia grazie a questa incredibile "soffiata" è riuscita a sgominare una gang di spacciatori che agivano non solo a Trapani ma anche a Marsala e Palermo.
Ciò che sconvolge è il fatto che quella bambina, di undici anni ripeto, sapesse con assoluta certezza il nome dello spacciatore: se lo sa lei, è molto probabile che tutti (soprattutto genitori ed adulti in generale) lo sapessero; eppure solo la bambina ha avuto il coraggio di denunciarlo.
Quando si parla di omertà, si parla di questo: si parla di cose che tutti sanno ma che nessuno dice per paura.
Quella bambina, probabilmente non del tutto consapevole ma abbastanza da sapere che la droga è pericolosa e che lo spacciatore faceva qualcosa di sbagliato, ha avuto il coraggio di parlare.
Ci troviamo così in un paese assurdo dove la polizia è costretta a sperare nelle soffiate di bambini di 11 anni per combattere il crimine organizzato, dove la mafia non è combattuta dallo Stato o dalla società intera, ma solo dai suoi membri più -all'apparenza- indifesi ed impotenti, ovvero i ragazzi.
"Se si ribellano, noi siamo finiti" diceva il mafioso nella puntata di Lucarelli.
La ribellione, si sa, spesso viene dal basso.
In questo caso il termine "basso" è più un concetto anagrafico che sociale.
Speriamo che questi ragazzi ricevano l'aiuto che si meritano da quelle persone ed istituzioni che al contrario non si meritano figli così in gamba da gridare loro in faccia le loro colpe.
