domenica, 27 agosto 2006

Musica o musica?

Ho sempre pensato, con molta poca modestia, di capirne, di musica.
Un po' perchè suono da tanto, un po' perchè la musica ha sempre accompagnato ogni momento della mia vita, posso dire di avere una buona conoscenza di quest'arte: certo, non mi sono mai dedicato in modo specifico ad una particolare corrente musicale, quindi non sono un "esperto"; sono però molto aperto, e ascolto senza problemi quasi ogni tipo di musica, dalla classica alla lirica, dalla musica tradizionale popolare a quella più commerciale, per finire con la rock hard-rock metal psichedelica etc etc.
Sono una spugna, una pattumiera musicale, ascolto tutto e raramente posso dire che qualcosa "non mi piaccia" in senso stretto.
Certo, ho i miei gusti, e se devo scegliere un gruppo rock tra i tanti scelgo i Guns n'Roses, fregandomene bellamente dei puristi che scelgono i LedZeppelin o dei depressivi che scelgono i Nirvana.
Però so che quei gruppi esistono, così come esistono i Pink Floyd, o i Nirvana, o i Deep Purple, o i Lynyrd Skynyrd, o gli Extreme o B.B. King o Janis Joplin o Henry Mancini o i Kiss.

Di solito in questo ambiente  si (il "si" è riflessivo) distingue chi "se ne intende" da chi "non se ne intende": e spesso i primi sono molto incazzosi con i secondi, li trattano con superiorità, con arroganza, con lo stesso atteggiamento di chi un tempo andava a scuola rispetto a chi era analfabeta.
E chi se ne intende spesso sa a memoria tutta la discografia di musicisti che -attenzione- non sono riconosciuti come importanti "universalmente", ma sono considerati "migliori" in modo assolutamente soggettivo.
Ad esempio, i puristi del rock sanno tutto sugli Who, sui Roling Stones, sui Led Zeppelin, e se potessero sputerebbero su chi apprezza i Metallica, i Def Leppard o i Motley Crew;
allo stesso modo i puristi del rock n'roll tradizionale sanno tutto su Elvis, su Chuck Berry e su Jerry Lee Lewis e basta nominare, appunto, i Rolling Stones o i Led Zeppelin per provocare in loro convulsioni e vomito a getto.

E' il tipico processo mentale di chi ha già un'idea (o un gusto) su qualcosa, e si circonda di tutto ciò che gli dà conferma che quell'idea è quella giusta.
Per fare un esempio: se qualcuno crede che Steven Spielberg sia il più grande regista al mondo, ecco che si circonda di libri, interviste, saggi, film che dicono appunto che Spielberg è il più grande regista, dopodichè il passo successivo è dire: "ecco, ho ragione, soprattutto se tutta questa critica musicale e questi esperti e questi addetti ai lavori la pensano così come la penso io".
E' un processo mentale viziato all'origine, perchè come ho detto prima l'idea centrale (Spielberg è il più grande regista) c'è già in principio (quindi si tratta di un pre-giudizio) e viene successivamente rafforzata da una accurata selezione di "prove" che si sa già che la confermeranno.
Questo tipo di ragionamento, che TUTTI noi facciamo non solo inconsciamente, nel mondo della musica è molto frequente: ma se da un lato è normale avere gusti e in qualche modo cercare conferma "intellettuale" di essi, ecco che dall'altro diventa leggermente perverso utilizzare queste conferme per dare un'autodefinizione di sè, per "nobilitarsi", per "alzarsi" dalla media dei pecoroni che "ma com'è possibile che ascoltino quella robaccia".

Riassunto: la musica è un'arte gigantesca di cui tutti bene o male masticano qualcosa.
Ci sono poi quelli che ne capiscono di più perchè magari suonano o cantano o semplicemente hanno un approccio più attivo alla musica (rispetto a chi la usa come "sottofondo") e tra questi vi sono una miriade di sottogruppi che amano suddividere la musica in "alto" e "basso";
tra essi infine vi sono quelli che non fanno questo tipo di azione partendo da elementi il più possibile oggettivi (è un po' il lavoro del critico, sia esso musicale o cinematografico) ma, partendo da un'idea pre-costituita, ne cercano ovunque conferma per poi autoalimentare la propria idea, e attribuire a sè stessi una sorta di superiorità intellettuale che li porta a snobbare chiunque (artista o pubblico non importa) non la pensi come lui.


E qui arrivo al punto centrale del mio ragionamento.
Recentemente ho passato una settimana al mare a Vasto, in Abruzzo, in un albergo a tre stelle frequentato pressochè solo da famiglie appartenenti bene o male al ceto "medio" o "medio alto" ma non certo appartenente all'elite di ricconi che vanno in Sardegna da Briatore.

Ebbene, in una sera di maltempo, e di noia quindi per tutta la clientela che non era potuta andare in spiaggia, ho domandato al gestore dell'hotel se potevo suonare un po' il pianoforte situato nel bar dell'albergo, adiacente alla terrazza dove erano seduti tutti i clienti intenti a chiacchierare, a giocare a carte e a tirar ora di cena.
Mi sono seduto al pianoforte e ho iniziato a suonare musica: quale musica?
E' questa la domanda: "quale musica?"
Ho suonato la "mia" musica, quella che ascolto in macchina, quella che ascolto a casa e su cui mi esercito con il piano o la chitarra, quella di cui discuto con gli amici e di cui leggo su giornali e riviste.
Pian piano un po' di gente si è avvicinata a me,in principio senza che io me ne accorgessi: prima qualche ragazzino che -dentro di se- aveva una voglia matta di schiacciare qualche tasto del piano, poi le rispettive mamme, poi qualche anziano e via via attorno a me si era radunata una discreta quantità di persone.
Ho suonato sia qualche brano classico sia qualche pezzo moderno, ogni tanto buttando un occhio al mio esclusivo e anomalo pubblico, nella speranza di scorgere in qualcuno un qualche cenno di intesa, come a dire "questa la conosco".
Beh, in un'ora e mezza circa ne avrò scorti solo tre, forse quattro: e sì che ho suonato brani come la "Alla turca" di Mozart, o come il "Chiaro di Luna" di Beethoven, passando per i Queen, i Guns n'Roses, i Led Zeppelin, i Doors, Lezioni di Piano, il tema de The Blues Brothers... niente: la gente ascoltava, ma in modo totalmente passivo.
Un po' frustrato di questa situazione decisi di chiudere la mia esibizione suonando un pezzo che tutti, per dio, dovevano conoscere: Albachiara.
E, devo dire, TUTTI la conoscevano: l'ho suonata da solista, ovvero facendo sia accompagnamento sia il tema vocale, come se non avessi nessuno che potesse cantarla.
Grosso errore: fin dall'intro del brano ho notato nella gente un sacco di occhiate sia verso di me sia tra di loro, e nemmeno a metà della prima strofa ecco che inizio a sentire il testo della canzone, bisbigliato da qualcuno che evidentemente non sapeva se poter cantare o no, al che ho detto rivolgendomi a loro "se qualcuno conosce il testo e ha voglia di cantare, canti pure che non mi da alcun fastidio, anzi...".

Non l'avessi mai detto: è partita una mega "Albachiara" degna di un concerto di Vasco, con un sacco di gente che la cantava, giovani, mamme, padri, adulti e bambini. Tutti.
Dopodichè iniziò quello che ogni musicista odia: l'effetto juke-box.
Milioni di richieste: "conosci la tal canzone?", "mi suoni questa canzone?"... e chi mi chiedevano? Venditti, Baglioni, Gigi d'Alessio, Tiziano Ferro, la Pausini, Ramazzotti, Raf etc etc etc.
E io, con non poco imbarazzo, mi accorsi che non ne conoscevo NEANCHE UNA.
Mi sono salvato con un po' di 883 (i classici ovviamente), con "Certe Notti" e con un "Piccolo grande amore" suonato ad orecchio e sbagliato in molti punti, ma il volume delle voci di chi cantava era tale che nessuno se ne era accorto.
E dentro di me pensavo "poveracci, ma che musica ascoltano... sono proprio dei pecoroni, degli ignoranti musicali... ma come si fa..."
Poi il mio pensiero è andato ad una frase letta su un libro-saggio su Elio e le Storie Tese, il miglior gruppo italiano (per me) in attività e soprattutto formato dai migliori musicisti italiani in attività: ebbene, in un capito di quel libro vi era un'intervista al tastierista, Rocco Tanica, il quale ad un certo punto, parlando della musica "pop" (ovvero popolare, ovvero quella alla portata di tutti), afferma "alto e basso non esistono".

Ebbene, Tanica ha pienamente ragione.
Con una precisazione: chi legge quel libro potrebbe pensare che il tastierista si riferisse alla musica pop che passa su MTV, tralasciando invece la musica "colta" delle grandi band e dei grandi artisti del passato che hanno fatto parte dello starsystem musicale degli ultimi cinque decenni.
No, è tutta la stessa cosa: tutto è appartenente allo stesso enorme calderone, chiamato musica "commerciale", dove è vero: alto e basso non esistono.
Esistono invece altri parametri che determinano il successo -e quindi la grandezza- di certi gruppi: il successo di vendita, la notorietà e l'elitarietà.
Un gruppo o un singolo artista diventa "grande" se:
- o vende un sacco di dischi in tutto il mondo;
- o è famosissimo ma solo in certe aree geografiche (vedi Vasco in Italia, che riempie stadi su stadi, ma se va in Inghilterra non lo conosce nessuno);
- oppure se è ascoltato da una elite di "intenditori" che, in duplice veste di esponenti e fautori di ciò che in quella precisa epoca è considerato "colto", ne sentenziano la superiorità musicale, senza però permettere a noi osservatori di capire se agiscono in modo "oggettivo" oppure in quel modo un po' perverso e autoreferenziale di cui ho parlato prima.


Ecco quindi che nell'occasione di quel mini-concerto mi sono reso conto, in un istante, di una cosa: il vero ignorante sono io, che mi sono limitato ed esiliato ad una conoscenza e ad un'autoesaltazione artistica-musicale molto, molto ristretta, pensando in questo modo di essere o progressivamente diventare chissà quale "esperto" o chissà quale intenditore (cosa che, se ci pensate, ho detto all'inizio di questo articolo) di musica, al confronto di certi "pecoroni" che ascoltano, baaah, Ramazzotti.

Conoscere la musica (sempre se si parla di musica COMMERCIALE) comporta abbracciarla tutta senza pregiudizi e senza, soprattutto, post-giudizi di tipo finto-intellettuale che distribuiscono autori ed artisti in una sorta di piramide, di gerarchia costruita su basi assolutamente inesistenti, ma contemporaneamente molto molto dure da abbattere: sono lo snobismo, la superiorità intellettuale, l'auto-considerare  noi stessi come "esperti" o comunque come persone che "capiscono davvero" qualcosa, in contrapposizione con il popolo bue che si nutre della musica "balorda" perchè non capisce nulla e NON PUO' capire nulla, dato che non è dotato di quel mix di intelligenza, sensibilità e gusto che solo noi abbiamo perchè siamo "naturalmente" superiori: per questo motivo prima decidiamo cosa è bello, poi ci circondiamo di prove che ci confermano il nostro pensiero e successivamente diamo ulteriore conferma/rassicurazione a noi stessi, grazie a queste prove raccolte in modo così vizioso, della nostra superiorità). 

Ecco quindi che i clienti di quell'albergo ne sanno quanto me -se non di più- di musica, perchè "musica" comprende tanto Ramazzotti quanto il più ispirato e introspettivo Robert Plant: ora ne ho la razionale e ragionata consapevolezza, e sto già cercando di far fronte alle mie enormi, smisurate lacune musicali cercando di ascoltare più musica, e diversa, e varia.

Con però un unico minimo comun denominatore: la consapevolezza che è tra Bono Vox, Freddy Mercury, Eros Ramazzotti e Nino d'Angelo vi è solo una grande differenza, ovvero la quantità dei dischi venduti.

Qualcuno di voi penserà: "sì ok ma Britney Spears ha venduto tanti dischi eppure non è lontamente paragonabile a Freddy Mercury o a Lou Reed!"
Al che basta una semplice risposta: Britney Spears e Lou Reed fanno, oggettivamente, la stessa identica cosa, cioè vendono un prodotto.
E per vendere un prodotto si può puntare o sulla qualità e su un destinatario più "particolare", oppure si può puntare sulla quantità e quindi sulle grandi masse.
Ma in sè e per sè non cambia assolutamente nulla, finchè ci si muove all'interno della musica commerciale, ovvero prodotta per essere venduta.

"Ma tutta la musica è commerciale", mi si può obbiettare: non è assolutamente vero, rispondo io.
Come si fa a sapere se una musica (quindi un artistia o una band, per quanto raffinata e "intellettuale" possa essere) è commerciale o meno?
Chiedetevi questo: quella musica avrebbe senso ad esistere lo stesso, senza essere destinata alla vendita e suonata da milioni di impianti stereo o computers o IPod?

In base alla risposta, che comporta una notevole dose di autocritica per ognuno di noi e di apertura mentale, si può decidere se uscire dalla categoria "musica" per come noi siamo soliti intenderla (e siamo soliti muoverci al suo interno) ed entrare in un'altra categoria, quella per noi inconcepibile, della "musica" come forma d'arte fine a se stessa, che esiste spesso senza sapere chi l'ha scritta o perchè, espressione di popoli, di culture, di tradizioni, di speranze, di vita insomma.

Per fare un esempio, che potranno capire in particolare quelli delle mie parti (emilia romagna): We Are the Champions appartiene alla prima categoria, la "Gigiàsa in'tal canèl" appartiene alla seconda categoria.

Attenzione: non sto parlando di alto e di basso.

Semplicemente sto parlando di ALTRO.

Quell' "altro" così invisibile e leggero, frivolo talvolta, estremizzato spesso in banalizzazioni tremende da artisti disonesti e commercializzato (si pensi alla musica tradizionale partenopea, e a come sia stata privata di ogni sua autentica originalità e bellezza intrinseca per farla diventare folklore da esportazione), ma contemporaneamente così decisivo per farci capire che, come al solito, gran parte del nostro pensiero e gusti e tutto quel che volete nasce, si sviluppa e si muove all'interno di un'unica grande prigione da cui fatichiamo ad uscire; anche perchè, detto tra noi, ci si sta anche molto bene.

Specie quando si fa parte di quella setta di "intenditori" che, per continuare a stare tra le mie parti, credendo di parlare di "stracotto" parlano invece sempre della solita "merda".

postato da: TheZar alle ore 14:16 | link | commenti (3) | commenti (3)
categorie: etica, musica e arte

Commenti
#1    27 Agosto 2006 - 15:42
 
Non c'è che dire, è esattamente come la penso io. Il brutto è che ci sono veramente troppe poche persone che la pensano così...
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente There

#2    27 Agosto 2006 - 15:59
 
Sono d'accordo a grandi linee sul ragionamento. Certo, tutta l'espressione musicale è "musica", ha le sue ragioni, le sue spinte, le sue ispirazioni, e il giudizio che una persona da al risultato finale non può eliminare il fatto che anche quella è musica, e come parte della nostra cultura ha un suo valore.

Però questo è, per l'appunto, un interesse culturale. Se io voglio avere una conoscenza musicale a tutto tondo, è giusto che entri a contatto con ogni genere di musica, la possa rendere mia. Ma d'altronde, la conoscenza accademica alla fine rischia di diventare il "le so tutte!", piuttosto sterile di per sé.

Personalmente ritengo più utile entrare a contatto con forme musicali sempre nuove, diverse, che non comprendo da subito, se il mio obiettivo è ampliare gli orizzonti musicali che mi trovo ora. Voglio dire, lo stile di un ligabue, o le forme musicali di una pausini esauriscono la loro novità (perché anche loro hanno una loro novità, un loro genere, un loro stile) e significato dopo un certo tot di canzoni. La complessità ed espressività di altri autori, invece, non è così sbrigativa da rendere propria.

Ma alla fine, credo che fondamentalmente l'unico criterio per l'ascolto musicale sia un altro. È un po' sterile ascoltare musica per averne la più ampia conoscenza possibile, forse utile se si scrive/studia musica, ma d'altronde l'obiettivo primario dovrebbe essere quello di comunicazione - comunicazione di sensazioni, o di qualunque altro genere di contenuti. Se la pausini è in grado di farlo, allora è giusto ascoltarla, e non c'è santo che tenga. La musica rimane sostanzialmente un'esperienza personale, come l'arte in generale.

Insomma... è forse stata una disquisizione troppo lunga solo per dire che comunque continuerò a non ascoltare certi autori? :-D
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente RedGlow

#3    30 Agosto 2006 - 22:57
 
Cappero! Troppo lungo sto' post. Beato te... io non capisco molto di musica, vado a GUSTO
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Tisbe

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