giovedì, 09 novembre 2006

G.


"Non lo ammetteranno mai, continuava G., ma davvero il modi di produzione li ha trattati con durezza. Hanno perduto il poco che avevano e ottenuto quello che nessuno voleva. Collezionano le miserie e le umiliazioni di tutti i sistemi di sfruttamento del passato, ne ignorano soltanto la rivolta. Somigliano molto agli schiavi, così G., perchè sono parcheggiati in massa, e in spazi ridottissimi, in fabbricati lugubri e malsani; malnutriti con un'alimentazione inquinata e senza gusto; mal curati nelle loro malattie che sempre si rinnovano; continuamente e meschinamente sorvegliati; tenuti nell'analfabetismo modernizzato e nelle superstizioni spettacolari che corrispondono agli interessi dei loro padroni.
Sono trapiantati lontano dalle loro province o dai loro quartieri, così G., in un paesaggio nuovo e ostile. Non sono che delle cifre nei grafici tracciati da imbecilli. Trascorrono una parte considerevole della loro vita in automobile, si spostano tutti insieme durante i week-end, muoiono in serie sulle strade, a ogni epidemia d'influenza, a ogni ondata di caldo, a ogni errore degli addetti all'adulterazione dei loro alimenti.
Hanno perduto ogni linguaggi adeguato ai fatti, continuava G., e tale perdita vieta loro il minimo dialogo. La stessa invidia che provano per i loro simili è commisurata solo alla loro capacità di consumo ostentato del nulla, ed è quindi la meno fondata.
Sono separati perfino dalla propria prole, che era fino a ieri la sola proprietà di quelli che non hanno nulla, così G. Si toglie loro, quando sono in tenera età, il controllo di questi bambini che sono già loro rivali, e non ascoltano più le informi opinioni dei genitori, e sorridono del loro flagrante fallimento.
Non senza ragione, disprezzano la loro origine, e si sentono figli assai più dello spettacolo imperante che di quelli tra i suoi domestici che per caso li hanno generati. Dietro la facciata della perfetta letizia simulata, così G., in queste coppie, come fra chi le compone e la loro progenie, non ci si scambia che sguardi di odio.
E' diventate ingovernabile, questa "terra guasta" dove le nuove sofferenze si nascondono sotto il nome dei vecchi piaceri, così G., e dove gli uomini hanno tanta paura. Girano in tondo nella notte e sono consumati dal fuoco. Si svegliano sbigottiti e cercano a tentoni la vita.
Questo disastroso naufragio, così G., io lo trovo necessario. Si può dire anzi che vi abbia lavorato, poichè è sicuramente vero che non mi sono astenuto dal lavorare a qualsiasi altra cosa. Nessuno mi fa la grazia di pensare che io non sia riuscito negli affari del mondo, così G. Ma nessuno, per fortuna, potrà dire nemmeno che io vi sia riuscito. Posso dire, adesso, che non c'era successo o fallimento possibile, per me e per le mie pretese smisurate, così G. Allo stesso modo, concludeva, non ci sarà per me nè ritorno nè riconciliazione. In ogni caso, la saggezza non arriverà mai.

- estratto dal libro "Dottore in niente" di Felice Piemontese, Marsilio Editori

Il G. che appare ovunque nel testo che ho riportato e nel libro citato, è Guy Debord.
postato da: TheZar alle ore 12:26 | link | commenti | commenti
categorie: etica, societa

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